Sardegna
Tutti i popoli che si sono succeduti nel parziale o totale controllo dell’isola hanno contribuito alla coltura della vite. In primo luogo i fenici, che crearono le loro basi d’appoggio con le colonie di Tharros e di Karalis, principalmente proprio per il commercio del vino, dell’olio d’oliva e dei metalli. I romani importarono nell’isola a loro ...
Tutti i popoli che si sono succeduti nel parziale o totale controllo dell’isola hanno contribuito alla coltura della vite. In primo luogo i fenici, che crearono le loro basi d’appoggio con le colonie di Tharros e di Karalis, principalmente proprio per il commercio del vino, dell’olio d’oliva e dei metalli. I romani importarono nell’isola a loro tecnica viticola e la Sardegna conobbe uno dei periodi più floridi della produzione enologica: floridezza poi continuata con la dominazione bizantina e ancora nel periodo giudicale, particolarmente per il rigore colturale instaurato nel giudicato di Arborea. Catalani, Aragaonesi e spagnoli contribuirono decisamente all’impianto di nuovi vitigni e all’affinamento delle tecniche colturali, ma non sempre la produzione ne trassi vantaggi a causa delle gravose imposizioni fiscali. La Sardegna ritrovò un certo equilibrio produttivo, nonché la massima produzione, durante la vita del regno Sardo-Piemontese, nonostante l’infestazione fillosserica che colpì gli impianti europei. I vini sardi erano noti soprattutto per la struttura piena, per la scarsa acidità e per la loro eccezionale ricchezza di alcool;, oggi i vini della nuova generazione sono invece più equilibrati nelle loro componenti, meno decisi nelle loro espressioni, meno alcolici e più freschi; si tratta di vini più ricchi di sensazione odorose, più piacevoli al gusto e portatori di caratteri di finezza e personalità. Questi sensibili cambiamenti si sono ottenuti in questi ultimi anni apportando moderne concezioni alla coltura viticola. Infatti dalla tradizionale forma ad alberello si è passati a un tipo di coltura più espansa, cioè a spalliera o tendone, secondo le esigenze colturali della vite e delle dotazioni idriche del terreno, allontanando i grappoli dal suolo rovente, specialmente durante l’ultima fase di maturazione ed esponendoli al sole in maniera più razionale. I vitigni più importanti, per ordine di diffusione, sono il nuragus, il vermentino, il cannonau, il pascale, il modica, il bovale e il carignano. Il vitigno più importante, per nobiltà di prodotto, rimane però la vernaccia, che, interessa solamente una superficie vitata di 1400 ettari nella provincia di Oristano.  I vini DOC sono prevalentemente ottenuti da monovitigni: un’uva principale talvolta integrata da modeste percentuali (15%) di altre.  Si sono ottenuti così risultati di grande rilievo, sia nel campo dei vini bianchi di pronto utilizzo, sia in quello dei vini rossi a maturazione e consumo differito, ricchi di corpo e di buona sapidità.
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