Piemonte
I popoli liguri che abitavano l’attuale comprensorio viticolo piemontese ebbero il loro contatto con il vino allorché i commercianti greci portarono la bevanda inizialmente sulle coste del mediterraneo e in seguito nell’entroterra (VI – V sec a.C.). Ai greci succedettero i romani che dedicarono particolari cure alla vigna e al vino, adattando la...
I popoli liguri che abitavano l’attuale comprensorio viticolo piemontese ebbero il loro contatto con il vino allorché i commercianti greci portarono la bevanda inizialmente sulle coste del mediterraneo e in seguito nell’entroterra (VI – V sec a.C.). Ai greci succedettero i romani che dedicarono particolari cure alla vigna e al vino, adattando la cultura della vite alle condizioni ambientali del luogo e diffondendo la coltura secondo i criteri appresi dagli etruschi,, cioè allevandola alta e facendola arrampicare al alberi ad alto fusto. Si adoprarono anche nel perfezionare la conservazione del vin, adattando cantine interrate e introducendo l’uso di recipienti di legno. Con varie traversie la viticoltura piemontese si evolve attraverso i secoli, soprattutto perché è tra le poche attività agricole in grado di assicurare un reddito soddisfacente all’agricoltore. Verso la metà del XVIII secolo, sotto il potere centrale dei Savoia, ha iniziato la vera viticoltura piemontese. La vite, naturalmente, si sviluppa là  dove le condizioni pedoclimatiche sono più favorevoli. Attualmente la viticoltura è ubicata sostanzialmente in collina (93%), e stante alle posizioni molto inclinate delle zone vitate, sono diffuse le sistemazioni del terreno a terrazzamento e, recentemente, a “ritocchino”, in modo da facilitare l’uso delle macchine. Le forme di allevamento più diffuse sono guyot ( con varie modifiche), contro spalliera, maggiolino, pergola e pergoletta. I vitigni più coltivati sono : barbera, dolcetto, moscato bianco, freisa, nebbiolo e cortese. Convivono comunque diverse varietà coltivate da centinaia di anni, come pelaverga,, arneis, brachetto, favorita e alcune malvasie, unitamente a quelle “moderne” di recente introduzione. Circa il 40 % dei vini piemontesi si fregia della DOC e della DOCG. Tra questi, soprattutto quelli ottenuti dal vitigno nebbiolo, come il Barolo e il Barbaresco, particolarmente adatti all’invecchiamento e dall’elevato valore organolettico che hanno determinato la gloria enoica del Piemonte. Fiorente l’industria spumantistica, di tutti i tipi: secchi e dolci, a rifermentazione in bottiglia o in autoclave; ma soprattutto è l’Asti il vanto piemontese di questo comparto vinicolo. Si tratta di una vera perla enologica, la cui produzione si aggira sugli 80m milioni di bottiglie, la maggior parte venduto sui mercati esteri, dove trova i massimi elogi ed i veri stimatori e dove raggiunge quotazioni al pari degli spumanti d’oltralpe. Un’altra gloria enoica, legata strettamente al Piemonte è rappresentata dal Vermouth , un vino aromatizzato, che qui ha trovato i suoi natali nel XVIII secolo.
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