Toscana
La vite del genere “Vitis vinifera Silvestris”, progenitrice di quella coltivata, cresceva qualche migliaio di anni prima dell’avvento di Cristo nei boschi toscani e, come un’edera rampicante, raggiungeva i rami più alti degli alberi, producendo foglie e grappoli piccolissimi, contenenti pochi zuccheri e molta acidità. Furono gli Etruschi, un po...
La vite del genere “Vitis vinifera Silvestris”, progenitrice di quella coltivata, cresceva qualche migliaio di anni prima dell’avvento di Cristo nei boschi toscani e, come un’edera rampicante, raggiungeva i rami più alti degli alberi, producendo foglie e grappoli piccolissimi, contenenti pochi zuccheri e molta acidità. Furono gli Etruschi, un popolo civilmente progredito a trapiantare la vite fuori dai boschi, tra il VIII e il V scolo a.C. maritandola con le atre viti a loro preferite. Questo sistema di allevamento si è perfezionato soltanto negli ultimo due secoli: Infatti, alla pianta viva seguì la pianta morta, poi un traliccio di legno, poi un altro palo di legno con dei fili di ferro tirati lungo una linea, sino al moderno palo di cemento o legno ch costituisce la spalliera, il sistema più in uso n Toscana ed in altre regioni, influenzato dalla cultura etrusca. Tracce della vite etrusca si possono trovare ancora in certe zone marginali della regione, come si trovano ancora i “doppioni”, cioè  due filari di vite  in frammentati a campi di olivi o di grano, vecchio retaggio dell’economia mezzadrile. La tradizione vitivinicola della toscana è legata alla zona del chianti, perché dopo le prime colture intensive etrusche è tra le prime zone a presentare una vera documentazione sulla storia del vino, la più ricca della penisola. La coltura specializzata della vite si è lentamente sostituita a quella promiscua con l’ausilio della meccanizzazione e la quasi scomparsa della conduzione mezzadrile. La fertilità agronomica è stata superata da quella chimica (minerale) e potenziata, mentre si sono ampliati i sesti d’impianto, migliorando la difesa sanitaria e la qualità del frutto. Gli stessi sistemi di allevamento sono stati rinnovati: vi è l’archetto toscano, con o senza sperone, il guyot con cordone speronato ed il guyot multiplo. Intanto sono stati messi in opera impianti di vitigni internazionali, adatti alle terre toscane, semper più numerosi. La viticoltura toscana, caposaldo dell’economia regionale,  è praticamente quasi solo in zone collinari; ha abbandonato la produzione di pianura, dannosa per la qualità meno pregiate che otteneva per dare spazio ad altre colture più adatte: Il continuo, anche se lento, calo di produzione, è dovuto alla scelta che vuole favorire la qualità, già oggi medio-alta. Con L’istituzione della DOCG, l’immagine dei vini toscani è aumentata: il Brunello di Montalcino, il vino Nobile di Montepulciano, il Chanti, Il Carmignano e la Vernaccia di San Gimignano ne sono le pregiate testimonianza: Ad essi dobbiamo aggiungere diversi vini denominati soltanto”da Tavola” ottenuti con sangiovese  ed altri nobili vitigni, che si sono imposti rapidamente in quella fascia di mercato più sensibile alle novità e alla qualità.
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